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Benessere dell'Organismo

Benessere dell'Organismo

Dare una definizione univoca e riassuntiva di “benessere” non è semplice. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il benessere come “uno stato di completo appagamento fisico, mentale e sociale, e non soltanto l'assenza di malattie o infermità”. Quindi ciò che delinea lo “stato di benessere” è il raggiungimento di una soddisfazione piena di tutte le sfere che compongono l’individuo. Il benessere fisico riguarda l’ambito puramente corporeo, che spazia dal controllo del peso al corretto funzionamento di tutti i sistemi organici. Il benessere mentale invece riguarda il distretto puramente psichico, la capacità di rapportarsi agli stimoli della società e di adeguarsi ai cambiamenti che incorrono nella vita. Infine vi è anche la componente sociale, che consiste nella capacità di comunicare e inter-relazionarsi con il mondo esterno in maniera cooperativa e solidale. Il concetto di benessere dunque appare essere molto soggettivo, dipendente dalla capacità di ciascuno di prendersi cura di sé, di scegliere cosa è meglio per la propria salute, di reagire congruamente agli stimoli. Per fare ciò è però indispensabile che l’omeostasi delle sostanze utili al corretto funzionamento dei compartimenti corporei implicati nella vita biologica quotidiana sia sempre mantenuta costante. La risposta alle sollecitazioni esterne infatti dipende dall’equilibrio di vitamine, proteine e minerali che non sempre possono essere correttamente assimilate dalla dieta, o che divengono carenti in seguito a: insulti di radicali liberi provenienti dall’ambiente esterno, carenze nutrizionali, alterazioni patologiche, trattamenti farmacologici prolungati. Per ripristinare i corretti livelli intracorporei di queste sostanze è utile non solo agire a livello alimentare, adottare uno stile di vita corretto ma anche assumere integratori contenenti una varietà di sostanze in grado di sostenere i compartimenti antiossidanti, detossificanti, neurochimici con benefici su tutti i sistemi corporei. Infatti, il benessere generale si proietta sul fenotipo, con un miglioramento evidente dell’aspetto fisico.

Stress

Ogni giorno il nostro corpo e la nostra mente sono sottoposti a stimoli continui. Il lavoro, diventato sempre più competitivo e settato a progetti, lo studio, gli impegni familiari relegati ai ritagli di tempo libero che vengono così a dissolversi, possono indurre delle condizioni pressorie che, se reiterate nel tempo, costituiscono delle fonti di stress. Tali stimoli possono essere adeguati alla capacità di reazione di un individuo o possono non corrispondere all’effettiva abilità di far fronte a tali richieste. La risposta di un individuo dipende dalla percezione che esso ha della sollecitazione alla quale è sottoposto e può essere rappresentata graficamente da una curva, la curva dello stress: se l’evento sopraggiunto è visto come una sfida motivante e soprattutto affrontabile e “alla propria portata” allora l’atteggiamento sarà costruttivo e in questo caso si ha una condizione di eustress, o stress ottimale; in questa fase, l’organismo riceve degli stimoli positivi “a far bene” e ne risente positivamente l’intero organismo. Ciò significa che “piccole dosi di stress” possono solo aiutare ad affrontare la vita con grinta e determinazione, aiutando a raggiungere i risultati attesi. Se la stimolazione esterna, ossia lo “stressore”, viene percepito come non superabile allora si ha un sovraccarico di stress e si parla di distress acuto che, se non affrontato adeguatamente, può cronicizzare e comportare alterazioni, anche gravi, a carico di molteplici organi e apparati. Il palesamento di questa condizione è soprattutto di carattere psicologico, con ansia, nervosismo e panico e il culmine di questa condizione può comportare anche un collasso fisico.

Stress Ossidativo

Anche il compartimento antiossidante può essere minato dall’utilizzo di farmaci o semplicemente da uno squilibrio nel normale metabolismo endogeno che può comportare un accumulo di radicali liberi dell’ossigeno (ROS). I ROS sono definiti come dei composti con alta reattività chimica dovuta alla presenza di un elettrone spaiato nell’orbitale più esterno, che può interagire con atomi o molecole vicine per sottrargli un elettrone e raggiungere la stabilità. A seconda delle molecole con le quali i ROS interagiscono si possono avere danni a diversi compartimenti cellulari: i lipidi contenuti nella membrana cellulare possono essere danneggiati per perossidazione; anche le proteine intracellulari possono subire una ossidazione dei residui aminoacidici e perdere così la loro conformazione e la loro funzione; infine anche il DNA può essere danneggiato, causandone rotture e alterazioni dei suoi componenti. I ROS sono prodotti durante il metabolismo aerobico basale, dunque vi è una continua necessità di inattivazione antiossidante. In condizioni di normossia, il compartimento antiossidante corporeo, composto sia da enzimi (come glutatione perossidasi) che da sostanze non enzimatiche (come vitamina C, E e polifenoli) riesce a bilanciare la produzione di ROS e prevenirne i danni. Tale equilibrio può essere però sbilanciato verso i pro-ossidanti, sia per un maggiore insulto esterno, sia per alterazioni interne, e ciò può causare un accumulo di ROS e i conseguenti danni cellulari: questa condizione è definita stress ossidativo. Per prevenire questa condizione è indispensabile rimpinguare le riserve antiossidanti sia attraverso l’assimilazione di cibi con elevato potere redox, sia attraverso l’utilizzo di integratori in grado di fornire un ampio spettro di cofattori indispensabili per la corretta funzionalità di enzimi antiossidanti e/o in grado di bloccare direttamente la catena dei ROS.

Sindrome Affaticamento Cronico (CFS)

La risposta alle condizioni di stress viene dal cervello: è lui che mette in condizione di “emergenza” l’intero organismo, attuando delle modifiche biologiche di risposta immediata. Tutto questo viene tradotto nella produzione dell’ormone dello stress, il cortisolo, attraverso un controllo neuroendocrino. In condizioni fisiologiche, la produzione di cortisolo segue un ritmo circadiano finemente regolato: i suoi livelli aumentano all’alba fino a raggiungere un picco nella mattinata (dalle 7 alle 8), mentre decrementano progressivamente nell’arco della giornata fino a raggiungere i minimi livelli di sera (dalle 1 alle 3 di notte). La ratio sottesa è semplice: il cortisolo è l’ormone che aiuta ad attivare l’organismo, ad incentivare la vitalità ed è per questo che al mattino, quando è necessario riprendere coscienza ed attivare l’intero meccanismo metabolico, i suoi livelli si innalzano per poi diminuire man mano che l’organismo ha ripreso il normale ritmo fisiologico. Questo ritmo circadiano risulta però alterato in condizioni di stress quando, nell’arco della giornata, i livelli di cortisolo non si riducono ma restano alti nel tempo, per consentire una risposta adeguata nell’organismo. Il cortisolo, essendo un ormone, è in grado di agire in diverse localizzazioni corporee causando quindi effetti diversi, tutti correlati alla necessità di richiesta energetica imminente. Quando i suoi livelli rimangono alti nel tempo a causa di impulsi stressori prolungati, questi effetti momentanei diventano persistenti e possono condurre ad alterazioni fisiologiche anche di gravità moderata, come letargia muscolare, alterazione della pelle e delle mucose cutanee, alterazioni ossee, diminuzione del compartimento antiossidante corporeo, riduzione della memoria a breve termine, depressione e ansia, abbassamento delle difese immunitarie, difficoltà di riposo ristoratore. Questo quadro può essere complessivamente inglobato sotto il profilo di affaticamento cronico. L’integrazione con sostanze in grado di regolare i livelli di cortisolo possono migliorare questa condizione e aiutare ad affrontarla.

Danno Farmaco Indotto

Anche l’assunzione di farmaci può comportare un’alterazione del benessere dell’intero organismo, perché la detossificazione di tali sostanze estranee alla vita, o xenobiotici, può causare una deplezione di sostanze indispensabili al compartimento detossificante, oppure possono interferire con l’assorbimento di vitamine. I farmaci, una volta espletata la foro funzione curativa nell’organismo, devono essere inattivati, ossia detossificati ed escreti per eliminare ciò che di estraneo è presente nell’organismo. Queste modifiche metaboliche sono tutte di natura enzimatica, e la funzionalità enzimatica dipende dalla disponibilità corporea di cofattori quali proteine, metalli pesanti etc. Quando la concentrazione di xenobiotici nell’organismo è alta e reiterata, la biodisponibilità di tali sostanze si riduce e si ha un accumulo intracorporeo di sostanze esogene tossiche, che possono comportare un’alterazione del funzionamento di diversi compartimenti. L’interazione tra farmaci e nutrizione non si ferma solo a questo livello ma si estende anche agli effetti collaterali che i farmaci possono espletare durante la loro azione terapeutica sull’assorbimento di vitamine, sali minerali e agenti antiossidanti. Gli antibiotici, utilizzati per il trattamento di infezioni batteriche, possono causare un’alterazione della flora intestinale e una riduzione conseguente dei livelli di acido folico, vitamine del gruppo B e vitamina K. Le statine, farmaci anticolesterolemici, aiutano a ridurre i livelli di colesterolo ma causano, di contro, una diminuzione dei livelli di vitamina D e coenzima Q10, uno dei più potenti antiossidanti corporei. Risulta indispensabile, dunque accompagnare i trattamenti farmacologici con una integrazione alimentare in grado di contrastare il depauperamento di queste sostanze e le conseguenze negative ad esse associate.

Assunzione di integratori

In tutti questi casi un’integrazione attraverso l’assunzione di integratori alimentari è fortemente consigliata come supporto nutrizionale per prevenire la comparsa dei sintomi associati alla carenza di nutrienti essenziali. Un’integrazione alimentare diversificata deve assolvere a differenti funzioni per assicurare il benessere corporeo: aumento del potenziale antiossidante corporeo, indispensabile per prevenire i danni ROS-indotti; catalizzazione dei processi metabolici, attraverso l’assimilazione di cofattori enzimatici implicati nelle principali vie biochimiche; potenziamento energetico, introducendo sostanze in grado di aumentare la produzione di ATP, la moneta di scambio per ottenere l’energia vitale; rafforzamento del sistema detossificante corporeo, permettendo di eliminare sostanze tossiche con cui il corpo viene a contatto ed infine regolarizzazione della risposta allo stress, attraverso un intervento modulatore sugli ormoni in essa coinvolti.

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STRESS

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AFFATICAMENTO

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MEMORIA

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ANTIAGING

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ANTIOSSIDAZIONE

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SISTEMA NERVOSO

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OSSA

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UMORE

RODIOLA ROSA, GINKGO BILOBA, VITAMINA D3

Uno stile di vita corretto, un’alimentazione adeguata e una raziocinata integrazione possono formare i tre pilastri gettanti il benessere corporeo e la salute fisica. L’attività sportiva e il moto in generale sono alla base di uno stile di vita sano. È da sempre notorio come mantenersi in forma aiuta globalmente l’organismo ma sono recenti le evidenze scientifiche che correlano la sedentarietà con lo sviluppo di patologie, non solo fisiche ma anche psichiche. È indispensabile infatti, integrare nelle nostre abitudini e renderle caratterizzanti del nostro stile di vita, lo svolgimento di attività anche moderate, come delle lunghe passeggiate o l’utilizzo della bicicletta per spostamenti urbani.

Un altro fattore che può alterare il benessere corporeo è lo stile alimentare: diete ipocaloriche o iperproteiche, un’alimentazione vegetariana o vegana, difettano di nutrienti essenziali. Una dieta vegetariana, e ancora di più quella vegana, ossia diete prive di alimenti di origine animale, seppur salutistiche per un verso, possono però esporre l’organismo a privazioni di carattere nutritivo anche importanti che possono minare in maniera totalizzante il benessere dell’organismo: vitamine B12, vitamina D, calcio, zinco sono solo alcuni dei micronutrienti deficitari in questi regimi alimentari che però sono indispensabili per il corretto andamento corporeo. Anche le diete ipocaloriche non bilanciate possono esporre a profili carenziali.